Stampa, 14 dicembre 2011 / CacciaSvizzera, l’associazione mantello delle federazioni cantonali dei cacciatori, saluta con piacere la strategia per la biodiversità del Consiglio federale, ma chiede un approccio più globale in materia. Per il mondo venatorio la biodiversità è più della conservazione di specie in aree protette. Infatti, in tutto il Paese occorre coinvolgere la popolazione che utilizza in maniera durevole le risorse naturali. Oggi CacciaSvizzera ha comunicato la propria posizione in merito alla strategia del Consiglio federale.
Gentile consigliera federale,
gentili signore e signori,
vi ringraziamo per l’opportunità offertaci di poter esprimere il nostro parere sulla strategia per la biodiversità del Consiglio federale. CacciaSvizzera rappresenta gli interessi delle associazioni e delle federazioni venatorie cantonali e, quindi, di tutti i cacciatori svizzeri.
CacciaSvizzera sostiene l’obiettivo del Parlamento e del Consiglio federale volto a conservare e promuovere la biodiversità in Svizzera. L’associazione nazionale dei cacciatori condivide l’opinione secondo la quale il nostro Paese debba fare di più per la biodiversità. Tuttavia, la Svizzera dovrebbe imparare dagli approcci errati negli ultimi decenni e coinvolgere sempre più persone negli sforzi profusi nel nostro Paese.
I provvedimenti finora adottati non hanno condotto ai risultati sperati, poiché i vantaggi per i diretti interessati sono venuti a galla troppo debolmente. La chiave per il successo in Svizzera è una gestione più accorta delle risorse rinnovabili su tutto il territorio e con il contemporaneo coinvolgimento dei fruitori della natura. Uno sfruttamento sostenibile delle risorse biologiche è, d’altronde, anche uno degli obiettivi della Convenzione internazionale per la biodiversità.
E’ da prestare sempre più attenzione nel considerare il rispetto degli animali selvatici, della flora e dei biotopi in un unicum con le esigenze dell’uomo. La biodiversità nel nostro Paese è nelle mani delle persone, e solo loro possono conservarla e promuoverla. La strategia per la biodiversità deve tenere in considerazione in egual misura tutti gli attori coinvolti e porre i necessari incentivi soprattutto in quei settori che promettono il maggior successo su aree estese. La stessa deve inoltre adeguarsi alle realtà contingenti del nostro Paese.
A questo proposito, il progetto della strategia per la biodiversità presenta alcuni punti deboli e pone l’accento su contenuti errati. Non si dovrebbe tanto trattare di generare molta biodiversità in aree protette relativamente piccole tramite provvedimenti straordinari e interventi artificiosi, quanto invece di promuovere la biodiversità sull’intero territorio grazie a una gestione sostenibile delle risorse. Lo slogan della strategia per la biodiversità della Confederazione dovrebbe essere “Più natura ovunque”. Per raggiungere l’obiettivo prefissato non basta, infatti, intraprendere misure programmatiche come l’aumento delle aree protette, che potrebbero essere giustificate nei paesi in via di sviluppo, ma che non tengono minimamente in considerazione la situazione del nostro Paese.
CacciaSvizzera auspica che la strategia per la biodiversità rappresenti un cambiamento sostanziale; la stessa non può limitarsi a concentrarsi unilateralmente sull’impegno per la tutela. La strategia per la biodiversità non deve considerare lo sfruttamento delle risorse come un aspetto a priori dannoso e negativo che debba essere corretto. Proprio al contrario: i vantaggi di tale sfruttamento per le persone e l’ambiente sono da porre in evidenza. L’utilizzo sostenibile della flora e della fauna e una gestione razionale dello sfruttamento dei vari spazi vitali da parte dell’uomo dovrebbero essere rafforzati. Infatti, questi possono contribuire in maniera decisiva al mantenimento della biodiversità in un paese sempre più densamente abitato e popoloso come il nostro.
Osservazioni su singoli ambiti d’intervento della strategia:
1. Utilizzo sostenibile delle risorse naturali
CacciaSvizzera condivide l’obiettivo di utilizzare le risorse naturali in modo tale da garantire la protezione degli ecosistemi e delle loro prestazioni a favore della società e il mantenimento delle specie e della diversità genetica. A tal proposito è da fare una considerazione: in Svizzera la biodiversità non può essere promossa in primo luogo aumentando le aree protette ai sensi della LPN e della Legge forestale (parchi, riserve forestali). Anche altri tipi di protezione delle aree sono di primaria importanza, come le bandite di caccia nazionali e cantonali e le zone di tranquillità dei comuni e dei cantoni. Tali misure e aree a favore della biodiversità dovrebbero essere assolutamente riconosciute e considerate.Inoltre, le aree protette devono essere curate e utilizzate, ad esempio qualora fosse da evitare un inarbustimento e un rimboschimento di aree aperte. E’ il caso, ad esempio, di paludi, ambienti umidi, prati secchi, maggenghi e pascoli alpini. La promozione e l’attuazione di tali provvedimenti nell’ambito dell’agricoltura e della silvicoltura è sensata e assolutamente da prevedere.
Economia forestale: in questo settore sono da considerare contemporaneamente due tendenze contrapposte riguardanti la superficie boschiva: da un lato il mantenimento delle aree forestali nell’Altipiano, sempre più in pericolo (tutela dall’eccessiva edificazione e dalla distruzione), dall’altro la conservazione di aree libere nella cintura forestale delle Alpi meridionali, dove la foresta continua a estendersi minacciando sempre più la biodiversità. Queste due realtà richiedono, per la loro stessa natura, approcci diversificati, possibili solamente se si considera la situazione contingente.? Inoltre, l’economia federale deve contribuire alla conservazione della biodiversità anche creando e curando superfici preziose quali habitat per la selvaggina e alla creazione di boschi poco suscettibili ai danni. Anche la tolleranza nei confronti di adeguate popolazioni di ungulati, soprattutto di cervi, camosci e caprioli, è di primaria importanza nell’ambito della biodiversità. Infatti, non qualsiasi brucatura è da considerare un danno. Di danni si può parlare unicamente quando un obiettivo forestale - formulato in modo credibile in base alla specifica funzione di un bosco - non può essere raggiunto a causa dell’impatto degli ungulati selvatici.
Agricoltura: nei prati e nei campi è particolarmente importante la creazione e la cura di aree di rifugio per la fauna selvatica, l’adeguamento dell’intensità e varietà di utilizzo, come pure della concimazione. Questi aspetti promuovono la sopravvivenza e lo sviluppo di numerose specie animali più piccole, la cui popolazione è sempre più in pericolo (ad esempio la lepre comune e la starna). Altrettanto importante è il pascolo adeguato degli animali da reddito.
Caccia e pesca: l’utilizzo sostenibile grazie all’attività di caccia e pesca è controllato periodicamente già oggi nell’ambito della pianificazione annuale. Allo stesso modo la riflessione, la pianificazione e l’azione in aree selvatiche e bacini idrografici trans-regionali è già oggi una realtà e non richiede ulteriori regolamentazioni. Gli incentivi finanziari sono necessari soprattutto nell’ambito dell’integrazione di specie animali selvatiche suscettibili di provocare danni all’ambiente. Anche la ricerca applicata al settore della gestione della fauna selvatica necessita di una maggiore promozione. Da considerare è inoltre il fatto che la caccia sostenibile non è utile unicamente quando contribuisce a controllare e prevenire danni ai boschi e a colture agricole. La caccia è un’azione attiva per la conservazione della biodiversità anche attraverso prestazioni negli ambiti del sostegno di specie autoctone, della cura di habitat, del monitoraggio di popolazioni di selvaggina, della protezione contro i disturbi e del controllo di specie non autoctone.
Turismo, sport e tempo libero: dovrebbero essere rafforzati i provvedimenti già intrapresi a vari livelli per la promozione della biodiversità (zone di tranquillità, gestione, azioni informative, formazione e aggiornamento).
Traffico: CacciaSvizzera sostiene gli sforzi profusi volti a collegare su ampia scala gli spazi vitali e le popolazioni. I provvedimenti prioritari, come la realizzazione di importanti strutture per gli spostamenti della fauna selvatica, dovranno essere tempestivamente implementati.
2. Creazione di un’infrastruttura ecologica nelle aree protette e nei territori di collegamento
Spazi vitali collegati sono una condizione fondamentale affinché la biodiversità sia ricca e pronta a reagire ai cambiamenti (ad esempio quello climatico). Tuttavia, ci si dovrebbe concentrare meno sull’interconnessione delle aree protette e sul rafforzamento delle infrastrutture nei parchi naturali e molto di più, invece, sulla promozione di misure efficaci su tutto il territorio. Il finanziamento delle infrastrutture nei parchi naturali deve avvenire con modalità diverse e non deve andare a discapito dei provvedimenti a favore della biodiversità. A tal proposito non è assolutamente provato che le aree protette diano effettivamente un contributo alla conservazione della biodiversità maggiore rispetto ad aree utilizzate razionalmente e poste al di fuori delle zone protette.
3. Miglioramento dello stato delle specie molto minacciate entro il 2020 e prevenzione dell’estinzione; limitazione della diffusione di specie estranee e invasive suscettibili di causare danni all’ambiente
In tale ambito è da fare una distinzione tra specie animali e vegetali effettivamente minacciate e specie la cui popolazione è sotto pressione solo a livello locale o regionale. I provvedimenti per la conservazione sono da concentrare su quelle specie per le quali la Svizzera ha un’importanza particolare. Tra le specie molto minacciate, ad esempio, non dovrebbero essere inseriti i grandi predatori, bensì specie più piccole che popolano i prati e i campi, i terreni umidi e i bacini idrici. Oltre alla valorizzazione della qualità dei biotopi, anche il controllo della predazione e della concorrenza interspecifica assumono un ruolo fondamentale per la promozione della biodiversità. E’ da evitare la diffusione di specie estranee invasive suscettibili di causare danni all’ambiente selvatico. Inoltre è da potenziare la regolazione di specie animali non minacciate e in fase di espansione, soprattutto autoctone e suscettibili di creare danni, indipendentemente dallo stato tutelato o meno delle stesse.
6. Rilevamento quantitativo delle prestazioni ecosistemiche fino al 2020
CacciaSvizzera sostiene gli sforzi a favore di un rilevamento globale volontario che coinvolga il capitale naturale e chiede che sia presa in considerazione l’importanza dell’utilizzo sostenibile consuntivo e non consuntivo della fauna selvatica.
7. Trasferimento delle conoscenze sulla biodiversità a favore di tutti gli attori entro il 2020
Le conoscenze necessarie in merito alle specie, agli ecosistemi e alle loro prestazioni sono da rendere accessibili in modo chiaro per l’amministrazione, la pratica, la politica e l’opinione pubblica. Ciononostante, tali conoscenze devono essere scientificamente provate e scevre da qualsiasi ideologia; a questo proposito le autorità sono tenute a mantenere un atteggiamento neutrale.
10. Garanzia di sorveglianza delle modifiche agli ecosistemi, alle specie e alla diversità genetica fino al 2020
Le modifiche alla biodiversità in Svizzera devono poter essere costatate in modo affidabile. Il monitoraggio della biodiversità, già oggi attuato, dovrebbe fungere da base per ulteriori sviluppi; è opinione di CacciaSvizzera che tra i suoi strumenti rientrino anche le statistiche venatorie cantonali e federali, basate ampiamente sull’attività volontaria dei cacciatori. Questo servizio dei cacciatori a favore della società e per la promozione della biodiversità dovrà essere riconosciuto ufficialmente e sostenuto finanziariamente dalle autorità.
Considerazioni finali
A proposito dell’elaborazione del previsto piano d’azione, CacciaSvizzera chiede il coinvolgimento dei cacciatori già nella fase progettuale. Non dovrà succedere che i cacciatori abbiano a confrontarsi con progetti e piani atti alla promozione della biodiversità allestiti senza la partecipazione dei partner coinvolti e senza che il ruolo dell’utilizzo sostenibile sia stato adeguatamente preso in considerazione.
Si ritiene troppo breve il lasso di tempo di 18 mesi per lo svolgimento di un lavoro equilibrato. Per l’elaborazione del piano d’azione serviranno almeno 24 mesi. In merito ai piani d’azione sarà da porre particolare attenzione affinché le spese finanziarie e personali legate alla strategia per la biodiversità siano sostenibili e affinché gli stessi abbiano a basarsi il più possibile su effetti sinergici.
Stampa, 14.12.11, Hanspeter Egli, presidente, e Marco Giacometti, segretario generale










